mercoledì 8 novembre 2017

Giochi di parole nei fumetti

Il mondo dei fumetti offre diversi spunti relativi all'utilizzo di giochi di parole e lingue inventate, artificiali. Una raccolta piuttosto ampia di questi esempi è fornita nell'opera 

"Ghimíle ghimilàma. Breve panoramica su alcune lingue artificiali, rivitalizzate e più o meno manipolate" di Massimo Acciai Baggiari e Francesco Felici.





Il fumetto proposto è tratto dalle "Avventure di Tintin" di Hergé, fumettista belga.
Si può osservare un signore giapponese che ferito dalla freccia al veleno radjaïdjah si mette a cantare "Toung Si Nán Peï". In cinese queste parole indicano i quattro punti cardinali, ma in Marollien, dialetto mezzo francese e mezzo fiammingo che Hergé conosceva per via della nonna che lo parlava, è esattamente l'equivalente fonetico di “Toen zingt nen peï”, ovvero “allora un tizio si mette a cantare”.

fumetto tratto dalle "Avventure di Tintin", Hergé



Il fumetto che segue è tratto da "Cocco Bill" di Benito Jacovitti, fumettista famoso per le sue onomatopee italiche (come “pùgno”, “spàro”, “spiacceche”, “fischioooooo”). 
Nel fumetto in questione un nativo americano si esprime con sonorità adatte alla sua supposta provenienza americana ma che in realtà sono create utilizzando cadenze partenopee (riconoscibili se lette ad alta voce).
fumetto tratto dalle storie di "Cocco Bill" di Jacovitti




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